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L’arte del caffè

Totò e Peppino in...pausa caffè

Per capire pienamente il connubio esistente tra arte e caffè dobbiamo necessariamente fare un salto indietro. Come abbiamo anticipato altrove (Chi siamo), la cultura del caffè ha radici così profonde da rappresentare parte del concetto stesso di italianità.

La madre, il buongiorno e il calore: sono solo alcune delle componenti che, a nostro avviso, hanno fatto del caffè il compagno di viaggio fedele e onnipresente che noi tutti conosciamo e amiamo. Un compagno, dobbiamo ammettere, tanto onnipresente quanto “silente”…

Se volgiamo uno sguardo alla sue svariate rappresentazioni artistiche (cinema, teatro, musica e cosi via), infatti, notiamo che il caffè in realtà non è mai “realmente” l’oggetto centrale, il protagonista unico: “accompagna”, piuttosto, sempre qualcos’altro.

Ad esempio lo vediamo sovente nel cinema, vestire i panni, di volta in volta, di: compagno di riposo del mitico John Wayne dopo le infinite scorribande western contro gli indiani in “I Cavalieri del Nord Ovest” e “Un Dollaro D’Onore“; mezzo di scambio e di contatto tra Kevin Costner e gli indiani Sioux di “Balla coi lupi“; strumento di scherno e di satira con Totò e Peppino in “Miseria e nobiltà“, i “Tartassati” e, su tutti, “La banda degli onesti“, dove il principe De Curtis spiega a colpi di zucchero e caffè il capitalismo al compare Peppino.

 

Oggetto di delirio con Lino Banfi in “Vieni avanti cretino“; di dialoghi surreali di Roberto Benigni in “Coffee and Cigarettes“; per arrivare, prima, all’amaro rimpianto di Ingrid Bergman in “Casablanca” di Michael Curtiz e, poi, alla sua stessa morte in “Notorius” di Alfred Hitchcock e, infine, alla resurrezione di Edoardo De Filippo in “Questi fantasmi” quando afferma: “Quando morirò tu portami il caffè e vedrai che io resuscito come Lazzaro!”.

Merita, inoltre, una menzione particolare il caso del regista, principe dell’assurdo, David Lynch che, tale il suo culto per il buon caffè, oltre ad aver impresso il suo smisurato amore per il caffè in ogni sua creazione artistica (su tutte, “Twin Peaks“, dove l’agente dell’FBI Dale Cooper lo considera quasi come un dovere quotidiano quello di concedersi due tazze di: “good, hot, black coffee”), ha addirittura lanciato un omonimo brand di caffè biologico ed eco solidale.

Anche in teatro il caffè ha calcato spesso la scena, rappresentando: ora la scena, di La bottega del caffè, una delle commedie più importanti di Carlo Goldoni, da egli composta nel 1750; ora il cattivo buongiorno di Lucariello (Edoardo De Filippo) quando, durante il primo atto di Natale in casa Cupiello, svegliato dal pessimo caffè della moglie, che si giustifica con un “E’ nu’ poco lasco (lungo) ma è tutto cafè”, risponde: “Ma perché vuoi dare la colpa al caffè, che in questa tazza non c’e’ mai stato!”; ora, ancora, assoluto protagonista nel famoso monologo interpretato da Edoardo De Filippo in Questi Fantasmi del 1946; e lo vediamo, infine, strumento di rimprovero per la povera Cenerentola di Gioacchino Rossini da parte delle sorelle Clorinda e Tisbe.

 

Ovviamente queste di cui sopra sono solo alcune delle rappresentazioni che a noi di Caffeamodomio sono apparse emblematiche della potenza evocatrice ed ispiratrice del caffè. Forza, che è stata celebrata non solo nel cinema e nel teatro, ma anche nella musica, l’arte, la letteratura e la poesia (per le quali vi rimandiamo alla stessa sezione caffè e arte).

Una forza così pervasiva della vita sociale, commerciale e culturale dell’uomo che, col passar del tempo, ha finito per determinare una sorta di “migrazione” del caffè dall’essere, potremmo osare, semplice “contenuto”, di spettacoli e rappresentazioni, a nientemeno che “contenitore” degli stessi.

Per fornirvi esempi concreti di quanto si sta affermando si veda, tra tutti, il café-concert, italianizzato in caffè-concerto, che è un genere di spettacolo nel quale si eseguivano piccole rappresentazioni teatrali e numeri di arte varia (operette, giochi di prestigio, balletti, canzoni ecc.), in locali dove si potevano consumare bibite e generi alimentari nel corso dello spettacolo e che è considerato l’antesignano del varietà e della soubrette.

Non possiamo non menzionare il Caffè Letterario, uno spazio polifunzionale di circa mille metri quadrati, in cui le attività commerciali e culturali convivono, intersecandosi ed influenzandosi. Inoltre, a tutto ciò, sono da aggiungere le innumerevoli sponsorship (su tutte la Boutique Nespresso), che vedono sempre più spesso il mondo delle imprese del caffè patrocinare eventi musicali, artistici e letterari.

Ed ora, cari lettori, dopo tanto cantare di caffè, e recitati i doverosi onori, Signori, permettetemi di godermi cinque, santi, minuti di piaceri.