Caffè a modo mio

Dalle origini alla sua diffusione in Italia e all’estero, dai metodi di lavorazione e raccolta, passando per le gustose curiosità e news dal mondo ( dal design alle ultime tendenze). Ampio spazio alla scienza del caffè ed ai consigli utili per preparare un buon caffè. Un modo alternativo al consumo domestico è rappresentato anche dalle cialde, capsule e macchinette del caffè che sempre più successo stanno riscuotendo tra il pubblico. Immancabile il ricettario per scoprire e gustare l’utilizzo del caffè in ambito gastronomico e culinario. E’ un blog in cui possiamo e potete parlare di caffè … A MODO NOSTRO !

Anche la scienza preferisce un buon caffè

 

Alcuni quesiti sul caffè risolti dalla scienza

I quesiti ai quali vorremmo trovare delle risposte sono davvero tanti e molti di essi riguardano i misteri che avvolgono la nostra bevanda preferita: il caffè.

Sono stati fatti numerosi studi sui benefici e i danni della caffeina per il nostro organismo, centinaia di dati e conclusioni si sono rincorsi senza sosta tra le pagine delle varie riviste scientifiche e qualche team, spesso stravagante, di scienziati è sempre pronto a confutare ogni nuova teoria, meritevole o meno di interesse. A tal proposito, oggi, metteremo a confronto i risultati di due recenti studi provenienti direttamente dagli USA, uno dal sicuro interesse medico-scientifico, l’altro dalle finalità decisamente più discutibili.

 

E' il tabagismo il fattore di rischio principale di psoriasi

Partiamo da una ricerca tenuta presso il Brigham and Women’s Hospital di Boston, secondo la quale non esisterebbe alcun legame tra il consumo frequente di caffeina e l’insorgere della psoriasi, malattia infiammatoria della pelle della cui eziologia conosciamo ancora ben poco. L’ipotesi che potesse esistere un rapporto diretto tra caffè e psoriasi è stata sviluppata dagli stessi scienziati di Boston negli anni a cavallo tra il 1991 ed il 2005, periodo in cui, esaminando gli stili di vita di alcuni potenziali malati, venne valutato più alto il rischio nei soggetti ritenuti consumatori abituali di caffè.

Fortunatamente per noi amanti dell’espresso, si è deciso di approfondire questi primi risultati e, attraverso l’analisi dei dati clinici di 82.000 partecipanti al Nurses Health Study, si è riusciti ad individuare nel tabagismo il fattore di rischio principale. I pericoli per la nostra pelle non arrivano dunque dalla tazzina di caffè ma dalla sigaretta che, purtroppo ancora in molti, decidono di fumare dopo di essa. Tiriamo dunque un sospiro di sollievo e dedichiamoci a ricerche meno lodevoli.

Perchè cade il caffè mentre camminiamo?

Vi siete mai chiesti perchè, nonostante l’attenzione, continuate a rovesciare il caffè che tentate di bere camminando? Se non vi siete mai posti la domanda, c’è al mondo chi lo ha fatto per voi. Parliamo di un gruppo di ingegneri meccanici dell’Università della California, evidentemente non oberati di lavoro, il quale ha deciso di indagare su questo mistero che da sempre sconvolge ogni nostro momento di relax.

Per condurre lo studio sono stati arruolati alcuni volontari costretti a camminare a diverse velocità con una tazza di caffè in mano; i risultati della ricerca, pubblicati sulla prestigiosa rivista Physical Review, individuano la causa del rovesciamento di caffè nella naturale frequenza del passo dell’uomo, frequenza che tende ad amplificare il naturale ondeggiare della bevanda nella tazza. I ricercatori californiani non si sono fermati alla sterile e fredda analisi di alcuni dati ed hanno cercato interessanti rimedi per ovviare a questo spiacevole inconveniente; consigliano dunque di diminuire il livello di caffè nella tazzina, di utilizzare una tazza più ampia e di imparare ad avere un passo quanto più possibile regolare.

Chi va piano...

Prendiamo per preziosi i consigli provenienti dall’altra parte dell’oceano Atlantico ma lasciamo questi problemi a chi non sa godere del piacere di un buon espresso preso in compagnia di qualche caro amico, ovviamente comodamente seduti al tavolino del nostro bar preferito.

 

 

LUCA ARGENTERO ci parla di 1 Caffè

 

Luca Argentero per 1caffè.org

Circa una settimana fa vi abbiamo parlato della onlus 1Caffè e di come un semplice gesto quotidiano possa diventare un gesto di solidarietà; incuriositi da questo nuovo e pregevole gusto dato all’espresso, abbiamo deciso di porre alcune domande ai responsabili di questa organizzazione, tra i quali l’attore Luca Argentero, per scoprire dall’interno l’essenza stessa di questo progetto.

 

Il logo di 1 caffè

Iniziamo con l’intervista concessa da Beniamino Savio, presidente di 1Caffè. Vi risparmiamo i convenevoli ed entriamo nel vivo dell’intervista:

1- Quali sono stati gli elementi principali  che vi hanno portato a pensare al caffè come simbolo di solidarietà?

Savio: ”L’ elemento principale è quello culturale insito nel nostro paese. Offrire una caffè è un gesto naturale, di aggregazione, occasione di incontro e di dialogo. Questo ci piacerebbe: che una piccola donazione quotidiana ad un progetto benefico sia naturale e semplice come offrire un caffè.”

2- Come pensate di sensibilizzare il pubblico dei più giovani su tematiche importanti come la “donazione”?Cosa li dovrebbe spingere a scegliere la vostra associazione rispetto ad un’altra?

Savio:”Web e social network sono gli strumenti di comunicazione dei giovani, per questo cerchiamo di usare lo stesso linguaggio. La nostra associazione non ha come obiettivo quello di essere scelta come destinataria di beneficenza: il nostro desiderio è che venga seguita, in quanto veicolo di informazione e centro potenziale di raccolta. I più giovani difficilmente hanno già un’associazione benefica nel cuore e presentare ogni giorno un progetto diverso offre l’opportunità di capire quante belle iniziative esistono in Italia, e magari di innamorarsi di una causa per poi seguirla personalmente, per questo di ogni associazione presentata diamo agli utenti tutte le informazioni possibili (sito, contatti, ecc).”

3- L’iniziativa è stata recepita e quindi ha successo? Quali sono stati gli obiettivi raggiunti e quelli futuri da dover raggiungere?

Savio:”Siamo appena partiti, il 7 maggio abbiamo presentato la prima associazione. Il lavoro dei mesi precedenti è stato di backstage e di preparazione, con anche un pizzico di promozione per non partire totalmente sconosciuti. Il primo obiettivo raggiunto e’ stato sicuramente il fatto che siamo riusciti a realizzare la piattaforma; siamo i primi a operare in questo modo, ed e’ stato tutto complicato. Il sito, il sistema di donazione via sms, sulla carta sembrava semplice, ma era tutto nuovo. Le campagne che si vedono alla tv con gli sms sono completamente diverse: durano massimo due settimane e utilizzano concessione di numeri ministeriali dedicati a operazioni straordinarie, ma non vengono concesse in modo permanente e il nostro progetto vuole continuare per tanto tanto tempo. L’obiettivo da raggiungere? Entro fine anno avere 100.000 followers, tra newsletter, Facebook, Twitter. Poter comunicare con cosi’ tante persone ci darebbe l’opportunità di diffondere tante bellissime iniziative che nascono e crescono nel nostro paese, ad opera di volontari disinteressati che vogliono solo fare del bene: loro sono i nostri eroi, e proviamo ad aiutarli con 1 caffè”.

4 – Internet è il futuro ma è anche un mezzo freddo; il prendere un caffè è momento di comunione e di intenso scambio di emozioni, quindi perché puntare solo sul web? Sono previste iniziative di questo tipo anche fuori dal web?

Savio:”Abbiamo scelto il web perché ci servono grandi numeri. Oggi non esistono altri mezzi che permettono cosi tanta diffusione, e’ vero, e’ un po’ freddo, e non si sente l’aroma dell’arabica annusando lo schermo… ma crediamo di poter fare di più usando la grande diffusione del web per raggiungere tante persone. Oggi ci sono 21 milioni di italiani iscritti a Facebook. pensate se un centesimo di questi diventasse fan di 1 caffè e di questi 1 centesimo ogni giorno donasse 1 euro… fate voi i conti, aiuteremmo tanti bei progetti”

5- Oltre alle persone comuni, avete il sostegno di aziende o di importanti brand italiani?

Savio: ”Non ancora. l’esperienza ci ha insegnato, soprattutto in questo momento, che per ottenere supporto economico bisogna presentare un progetto solido e avviato. Le idee non bastano, quando cammineremo con le nostre gambe, potremo correre con l’aiuto degli sponsor.”

6- Quali sono i vostri progetti per il futuro? Dove arriverà secondo voi “1caffè”?

Savio: ”Chi lo sa? Siamo pieni di fantasia…se riusciamo a convincere il mondo del web non ci sono barriere. Le idee sono tante, ma non vogliamo anticipare nulla per non rovinare le sorprese”.

 

Ringraziamo il presidente Beniamino Savio per la disponibilità e cortesia dimostrate e passiamo a Luca Argentero, vice presidente e grande veicolo comunicativo di 1Caffè. La prima domanda riteniamo sia d’obbligo:

1- Cosa spinge un personaggio famoso, apprezzato e impegnato come te a buttarsi anima e corpo in un progetto di solidarietà così creativo ed innovativo?

Argentero: ”Mi sembra un buon modo per restituire una piccola parte della fortuna ricevuta in questi anni. Quando poi ci si trova davanti ad un amico con un’idea brillante che chiede di condividerla, mi sembra impossibile non entusiasmarsi”


2- Nella tua vita hai offerto o ricevuto un caffè che più degli altri ti è rimasto impresso o ti ha segnato?

Argentero: “Ne ricordo tanti ed e’ il principio su cui si basa il nostro progetto: davanti ad un caffè nascono amori, amicizie, opportunità di lavoro e da oggi anche solidarietà… Con mia moglie ci siamo scambiati le prime “occhiate” davanti ad una macchinetta del caffè sul set”

3- Concludiamo con una domanda più intima, con chi invece avresti desiderato prendere quel famoso caffè?

Argentero: “Avrei voluto bere qualche caffè in più con mio nonno…”


Che altro dire, un grande progetto di solidarietà portato avanti da uomini unici ed amanti del caffè. Aiutiamo tutti insieme questo progetto molto ambizioso, basta offrire un caffè ogni giorno.

Questi sono i riferimenti ed i contatti:

Sito: http://www.1caffe.org/offri.php

Facebook: http://www.facebook.com/1caffe?ref=ts

Twitter: https://twitter.com/#!/1caffe

 

Il gustoso aroma della “Festa della mamma”

 

Per la loro festa regalatele una sorpresa

In ogni essere umano esiste un legame unico al mondo e sorto prima ancora della nascita stessa. Non serve indagare filosoficamente l’universo di emozioni proprio di ogni uomo per rendersi conto che questo legame ha un nome specifico e molto semplice: la mamma. Mamma è la prima parola che siamo riusciti dire, a lei sono state dedicate centinaia di poesie, canzoni e film, a lei abbiamo dedicato gran parte dei nostri piccoli grandi successi.

Anche quest’anno, la seconda domenica di maggio, sarà il giorno dedicato a tutte le mamme d’Italia e, per questo motivo, oggi vorremmo presentarvi una ricetta concepita “ad hoc” per onorare degnamente questo fausto giorno: risotto verde della mamma. Ci rendiamo conto che “sostituire” la mamma in cucina è un’impresa decisamente ardua, tuttavia vogliamo fornirvi gli strumenti necessari per tentare di stupirla, anche se solo per un giorno.

Risotto verde della mamma

 

Iniziamo con l’elencare gli ingredienti necessari per quattro persone: 400 grammi di riso, 1 kg di asparagi, 90 grammi di burro, 50 grammi di cipolla, o scalogno, tritata, 200 ml di panna da cucina, 250 ml di caffè, 1 litro di brodo vegetale, prezzemolo e parmigiano quanto basta.

Andiamo dunque a vedere più nel dettaglio i passaggi necessari per la preparazione del piatto: mondate e lavate gli asparagi, staccatene le punte, tenetene intere la metà e tagliate in piccoli pezzetti le rimanenti.

Asparagi

 

In una casseruola abbastanza capiente fate rosolare 40 grammi di burro con la cipolla tritata, unite dunque gli asparagi tagliati con la panna, lasciate insaporire il tutto, quindi aggiungete il riso ed ultimate la cottura versando di tanto in tanto il brodo bollente diluito con il caffè; ricordiamo ancora una volta che in cucina è sempre meglio preferire del caffè non eccessivamente forte, con buona pace dei caffeinomani più incalliti.

Una volta cotto il riso, toglietelo dal fuoco e mescolatevi 20 grammi di burro con la quantità che più preferite di parmigiano; nel frattempo, con i rimanenti 30 grammi di burro, fate rosolare poca cipolla con le punte intere di asparagi, completando la cottura con del brodo non utilizzato in precedenza, avendo ovviamente cura di farlo assorbire del tutto. Quindi completate con del prezzemolo tritato. Disponete a cupola il risotto in un ampio piatto da portata ed appoggiatevi verticalmente in modo circolare gli asparagi con la punta rivolta verso l’alto. L’effetto sarà quello di un piccolo edificio a raggiera pronto per essere gustato.

 

Un dolce pensiero per la festa della mamma

Per la mamma scenderemmo oltre il buio dell’abisso e risaliremmo fin sul tetto del mondo, per questa volta, tuttavia, potremmo limitarci a stupirla cimentandoci tra le mille insidie che si celano dietro i fornelli.

 

 

Un’artista innamorato del caffè e della pittura

Diciamo la verità, un caffè finito non è mai del tutto finito; sarà capitato certamente anche a voi di rinunciare a quelle poche gocce depositate sul fondo della tazzina. Qualcuno in quelle poche gocce riesce a leggere il futuro, altri decidono di sottrarle al fondo attraverso l’utilizzo del cucchiaino ed altri, la maggior parte di noi, non si pongono neanche il problema.

Esiste tuttavia chi, da quel caffè avanzato, è riuscito ad estrarre l’essenza della propria ispirazione artistica e a dare vita ad una rivoluzionaria tecnica pittorica; lui stesso ama definirsi “artista che gioca con il caffè”, il suo nome è Michele Palano.

 

Michele Palano al lavoro con la sua biro

Palano è riuscito a dare vita ad una tecnica fondata sull’utilizzo di tinture a base di caffè, ottenute attraverso la lavorazione dei chicchi macinati o dell’infuso stesso, regalando alle sue opere un’intensità cromatica assolutamente unica. I toni caldi e morbidi tipici del caffè si fondono pregevolmente con le linee decise e ruvide che la penna biro traccia sul cartoncino, creando in tal modo i presupposti per un astrattismo dalla tecnica mista.

 

Il macinino di Michele Palano

Parliamo di un nuovo modo di trattare la tela, di un utilizzo dell’infuso di caffè molto simile alla tecnica di Pollock, con schizzi apparentemente senza senso che nel complesso regalano allo spettatore ricercati effetti visivi. Le opere di Palano riescono in tal modo a stimolare multisensorialmente chiunque si avvicini ad esse, sono lavori di valore pittorico assoluto arricchiti dall’aroma di caffè che da essi inevitabilmente si emana.

 

La donna caffè

Grazie alla sua sperimentazione artistica, Michele Palano è riuscito a portare la sua arte in giro per tutta la penisola, ottenendo ovunque un importante riscontro da parte del pubblico e della critica, dalla biennale di Firenze del 2008 al Festival della Felicità tenuto a Pesaro nel 2011, passando anche per Atene nel 2005, ospite del primo congresso interdisciplinare “L’arte nella scienza e la scienza nell’arte” . Ma perchè utilizzare proprio il caffè? Perchè non privilegiare materiali già testati e dalla resa sicura? La risposta viene fornita dallo stesso artista salentino: “Voglio che l’arte dia emozioni, proprio quelle che l’aroma di un buon caffè riesce a esprimere. Se i visitatori sono soddisfatti e compiaciuti io non posso che esserne felice, proprio come quando un uomo, alquanto incuriosito dall’originalità di questa tecnica, pretendeva di toccare, annusare e leccare le opere col caffè”.


Un nuovo modo di condividere le intense emozioni che solo un caffè può dare, un momento di intimità collettiva immortalato per sempre sulla tela. A causa di questo intenso modo di vivere l’arte, Michele Palano ha deciso di non vendere le proprie opere privilegiando un’attività espositiva regolare ed il più possibile geograficamente omogenea.

 

Michele Palano in mostra a Lecce

A tal proposito vogliamo segnalare un’esposizione, ancora in corso, all’interno della quale è possibile ammirare l’intera produzione dell’artista salentino: l’appuntamento è a Lecce, in via Ascanio Grandi 56, nei saloni del museo archeologico Faggiano, dal 5 al 27 maggio.

Il modo migliore per cogliere l’essenza di un’opera d’arte è osservarla da vicino, se poi ad essa si aggiunge l’intenso aroma della bevanda che amiamo, la nostra presenza diventa quasi un obbligo: “Amo quello che faccio, come amo il caffè, perché un artista non può non amare il prodotto che usa. E il mio amore per l’arte non è una semplice passione: le passioni finiscono, un amore rimane” così conclude lo stesso Michele Palano.

 

 

1caffè… ed un pieno di solidarietà

 

Luca Argentero testimonial e socio fondatore di 1 Caffè.org

Offrire un caffè è una di quelle azioni che si imparano fin da piccoli osservando i gesti dei nostri genitori, è un atto cordiale verso chi ci sta vicino e, molto spesso, accompagna intensi momenti di gioia che decidiamo di condividere con il mondo; caffè per discutere, caffè per fare pace, caffè per gioire e perfino “caffè sospesi”, potremmo quasi dire che le nostre stesse vite si colorano delle sfumature intense tipiche dell’espresso, dolce per pochi, amaro per molti. E se fosse proprio un caffè a cambiare quanto di sbagliato c’è nel mondo?

No, non parliamo di utopia ma di un progetto reale denominato 1Caffè. L’obiettivo di questa  Onlus è quello di supportare le piccole associazioni no-profit attraverso promozione e donazioni quotidiane, utilizzando il web come strumento di raccolta di denaro e diffusione d’informazioni.

Basterà dare continuità ad una buona abitudine che già abbiamo, basterà utilizzare il web per “offrire” un caffè all’organizzazione, caffè che contribuirà alla realizzazione di un piccolo grande sogno. All’interno del sito è possibile consultare quotidianamente l‘elenco delle organizzazioni a cui verranno trasferite le donazioni raccolte, in piena sintonia con quel principio di trasparenza che sta alla base di 1Caffè.

L’obiettivo è quello di aiutare concretamente quell’immenso universo di piccole associazioni no-profit che, ogni giorno, lottano sul campo per alleviare le pene di moltissime persone; si è deciso dunque di cambiare quotidianamente il progetto da sostenere offrendo la maggiore visibilità possibile e, tra le altre cose, la possibilità di una scelta continua, elemento indispensabile per mantenere vivo un gesto quotidiano di solidarietà.

Che bel modo di iniziare la giornata

 

Parliamo di un sogno, del grande sogno dell’attore Luca Argentero, fondatore e vice presidente dell’associazione, di rendere abitudine un piccolo atto di eroismo, di riconoscere in un gesto di solidarietà la stessa naturalezza con la quale prendiamo ed offriamo un caffè. Ma perchè si è deciso di puntare tutto sul caffè? Le risposte sono tante, basti pensare a come ci comportiamo una volta entrati al bar, a come riusciamo a vivere quell’intenso momento di comunione che si cela oltre il dolce aroma del nostro espresso. Il web, ovviamente, è il veicolo privilegiato per l’azione di 1Caffè, permette un’immediatezza assolutamente unica e rende intuitiva ogni singola azione di consultazione o donazione, oltre ad essere il mezzo ideale per la sensibilizzazione del mondo giovanile.

 

 

Luca Argentero durante la presentazione del progetto 1caffè

Abbiamo avuto tutti persone da dimenticare, storie da rifare e compagni di viaggio persi lungo la strada, a tutti loro abbiamo di sicuro offerto e dedicato moltissimi dei nostri caffè. Trascuriamo dunque l’abitudine di “sperperare” decine di caffè e decidiamo di sostenere attivamente chi di quel caffè ne ha davvero bisogno; sicuramente perderemo un po’ di popolarità nel bar sotto casa, ma cos’è la popolarità di fronte al sorriso di un uomo?

Vi invitiamo dunque a visitare www.1caffe.org nella speranza che possiate anche voi iniziare a credere nel grande sogno di un futuro migliore.

 

 

UseDesign, la nuova vita della nostra moka.

 

La nuova vita delle caffettiere

Da qualche tempo viviamo nell’era dello switch-off, termine anglosassone dalla dubbia traduzione, con il quale giornalmente siamo costretti a fare i conti, non solo in ambito di passaggio al digitale terrestre. Tutto quello che consideravamo quotidiano è destinato a diventare un semplice ricordo e le innovazioni tecnologiche stanno silenziosamente cambiando le nostre abitudini.

Abbiamo già parlato di come il rito della preparazione del caffè sia cambiato nel corso degli ultimi anni, di come la moka abbia lasciato inesorabilmente spazio alle cialde e alle capsule, e di come sarà l’immediato futuro per tutti gli amanti dell’espresso. La domanda che ci poniamo oggi, forse dal sapore eccessivamente romantico, è questa: che fine faranno le caffettiere dismesse, fedeli compagne di ogni nostro risveglio?

Molte di esse verranno ovviamente gettate, altre invece destinate ad un riutilizzo decisamente più creativo. L’idea di restituire una seconda vita ad oggetti apparentemente banali viene dal marchio tutto italiano “UseDesign” e dalla fantasia di Luca Scarpellini, giovane designer dall’indiscusso talento.

Visitando il sito del marchio ci siamo resi subito conto della filosofia che sta alla base delle opere proposte e, tra le altre cose, abbiamo scoperto che anche una caffettiera dismessa, opportunamente smembrata e modificata, può diventare oggetto dalle linee assolutamente accattivanti. Mantenere la forma sostituendo la funzione, è questa la missione quasi aristotelica di UseDesign!

 

Dolby, impianto stereo per l'amplificazione dell' iPod

Ed allora scopriamo la caffettiera Dolby, vero e proprio impianto stereo per l’amplificazione del vostro iPod, dove due tazzine assumono la funzione di altoparlanti; la caffettiera moKandle, efficace gioco di parole che sintetizza l’essenza della nuova funzione di candelabro di una vecchia moka in disuso.

 

moKandle, caffettiera e candelabro

La lampada caffettiera, con il brico destinato a raccogliere la luce emanata dalla lampadina collocata al posto del beccuccio; il vaso caffettiera, dal sapore decisamente post moderno, e dal retrogusto vagamente malinconico di un oggetto che, comunque, continua a dispensare piacevoli momenti di svago.

 

La lampada caffettiera

La lista potrebbe continuare all’infinito, potremmo raccontarvi dei filtri porta fotografia o del telefono orologio, tuttavia rischieremmo di diventare noiosi senza riuscire tuttavia a trasmettere quello che realmente si emana dalle collezioni UseDesign, per questo motivo vi invitiamo a prendere visione del catalogo online.

Garantire una nuova funzione ad oggetti in disuso è un piacevole modo per ridurre le conseguenze inquinanti di un eventuale immissione nell’ambiente di materiali non proprio bio-degradabili, se poi infine riusciremo a cogliere il ricordo di un buon caffè tra le luci di una nuova lampada in cucina, potremo considerare l’esperimento di UseDesign decisamente riuscito.

 

 

Viaggio nei caffè storici d’Italia (parte IV)

 

L'antico Caffè delle mura a Lucca

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Intorno ai primi anni del diciottesimo secolo, nella capitale indiscussa dell’espresso, Napoli, un certo Giambattista Vico pubblicava alcune teorie relative all’andamento ciclico della storia. Sia ben chiaro, non si tratta di un percorso stabilito o di tappe da seguire fedelmente, bensì di stagioni della storia fatte di cadute e rinascite continue. Non sappiamo con precisione se il Vico, da buon napoletano, sia stato o meno un appassionato dell’espresso, tuttavia vorremmo iniziare il nostro viaggio nei caffè storici italiani partendo da una grande rinascita.

La notizia è di qualche giorno fa e riguarda la riapertura dello storico Caffè delle Mura di Lucca. Probabilmente si tratta del caffè storico per eccellenza, si trova nella zona centrale della cittadina toscana e deve il suo nome al simbolo stesso della città: le mura.

 

Il Caffè delle Mura di Lucca prima del restauro

In occasione del cinquecentesimo compleanno delle mura cittadine si è dunque deciso di portare a termine i lunghi e scrupolosi lavori di restauro dell’edificio, restituendo alla città quello che per anni è stato sinonimo di aggregazione e convivialità. La storia del “Caffè delle Mura” parte dal lontano 1840 quando, per volontà di Carlo Ludovico di Borbone, venne trasformata l’antica casermetta militare secondo il gusto neoclassico dell’architetto Lazzarini, creando un luogo di ritrovo per l’elite lucchese.

 

La rinascita del caffè della Mura a Lucca

Nel corso degli anni il “Caffè delle Mura” fu al centro delle più importanti vicende storiche, fu abbattuto in nome di un progetto di riqualificazione urbana e divenne negli anni venti sede del partito nazionale fascista. I lavori di restauro sono riusciti a mantenere intatta l’atmosfera vissuta dagli avventori del secolo scorso e, ad oggi, il caffè si presenta con un’ampia cantina per la degustazione di vini pregiati, una terrazza, il Caffè vero e proprio ed un piccolo giardino. Prendiamo dunque atto delle buone notizie che ci arrivano da Lucca e proseguiamo il nostro viaggio nella storia dei nostri locali.

 

Antico Caffè Spinnato a Palermo

Facciamo un salto di diversi kilometri e rechiamoci nel salotto buono della città di Palermo, per l’esattezza in via Principe di Belmonte. A pochi metri dallo storico teatro Politeama sorge l’antica caffetteria “Spinnato”, fondata nel 1860, luogo ideale per ritrovare il sapore perduto di un caffè gustato al tiepido sole di maggio. Il “Caffè Spinnato” affonda le sue origini nel pieno della temperie del Regno delle due Sicilie, vide marciare a pochi metri dai suoi tavolini centinaia di soldati garibaldini, fu centro di cospirazione per numerosi rivoltosi siciliani e rappresenta ancora oggi il luogo di ritrovo privilegiato della comunità palermitana.

 

Lo storico Caffè Roma a Borgo Valsugana

Concludiamo il nostro viaggio con l’estremo nord della penisola trasferendoci in Trentino Alto Adige, per la precisione a Borgo Valsugana (TN). Pochi sanno che in questo piccolo paesino, posto sulle rive del Brenta, sorge un vero e proprio pezzo della nostra storia nazionale: mi riferisco ovviamente al Caffè Roma, fondato nel 1870. Tra i locali del caffè nacque la sezione trentina dell’organizzazione clandestina ed anti austriaca denominata Lega Nazionale; dopo gli avvenimenti della prima guerra mondiale fu luogo di accese dispute tra l’allora direttore del giornale “Avanti”, Benito Mussolini, e i delegati della Lega Nazionale stessa; la sala principale fu anche luogo di riflessione per Alcide De Gasperi, primo Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana ed assiduo frequentatore del Caffè Roma.

Esistono divisioni e differenze difficili da superare, l’Italia è un paese bellissimo ma forse ancora troppo giovane per considerarsi salvo da ogni tentativo di frammentarismo politico e culturale. L’unico modo per sentirsi davvero indivisibili è trovare qualcosa che unisca e forse la risposta viene proprio dal caffè, da sempre passione tutta italiana.

 

 

Una luce all’aroma di caffè con “Decafè”

La lampada Decafè vincitrice del Salone Satellite Award

 

Molti dei nostri ricordi sono legati ad una tazzina di espresso e, almeno in Italia, il caffè rappresenta qualcosa di più di una semplice bevanda. Al bar si sono consumati incontri di poche ore con perfetti sconosciuti o con amici che sembravano dimenticati nel tempo, in un caffè abbiamo immerso le nostre tensioni quotidiane e qualcuno, tra un espresso e un latte macchiato, è anche riuscito ad incontrare l’amore della sua vita. Tutto questo per merito di poche gocce di liquido nero estratto da una polvere quasi miracolosa. Ma che fine fa quella polvere una volta ottenuto il caffè?

La risposta è meno scontata di quello che si possa pensare e una possibile soluzione ci viene suggerita da un giovane designer spagnolo il quale, proprio in Italia, ha deciso di mostrare al mondo la sua geniale invenzione. Raùl Laurì di Alicante, questo il nome del designer, è riuscito nell’impresa di valorizzare i fondi di caffè ottenendo un oggetto di alto valore estetico vincitore dei 10.000 euro messi in palio durante il “SaloneSatellite-Award”, manifestazione collocata all’interno della rassegna “iSaloni” tenutasi a Milano dal 17 al 22 aprile 2012.

Il designer spagnolo Raùl Laurì

 

Abbiamo già parlato dei possibili utilizzi dei fondi di caffè, abbiamo citato il loro effetto drenante e suggerito applicazioni alternative. Ma in che modo Laurì è riuscito a spingersi oltre? La sua creazione è la lampada “Decafè” interamente realizzata con un nuovo composto assolutamente biodegradabile, basato sul riciclo dei fondi di caffè. Nonostante il rapporto quotidiano che ogni uomo ha con gli scarti della propria caffettiera, il percorso che ha condotto a tale materiale è stato tutt’altro che agevole ed ha visto impegnato Raùl per oltre due anni.

La lampada eco sostenibile Decafè

 

Fortunatamente, a volte, con la tenacia si riescono a vincere anche le battaglie più dure, così la lampada “Decafè” è riuscita ad entrare a pieno diritto nel mercato dell’arredo-ecosostenibile.

Dobbiamo precisare che il tentativo dello spagnolo non è un caso isolato, già da qualche tempo è presente sul mercato una lampada interamente realizzata con i filtri del caffè, con quello che rimane delle cialde utilizzate nelle vostre macchine; la particolarità di Decafè, tuttavia, consiste nell’essere una lampada modulabile, in grado di modificare l’intensità luminosa in relazione alla posizione che le viene data: parallela al piano per una luce intensa e diretta, rivolta verso l’alto per creare un flusso luminoso disperso nell’ambiente e rivolta verso il basso per annullare progressivamente la propria luminosità.

Una luce che sa di caffè

 

Dimenticavamo un particolare importante, ovviamente la forma della lampada riprende le linee delle tradizionali tazzine per il caffè. Raùl Laurì è riuscito dunque nel duplice intento di nobilitare un materiale di scarto naturale e creare un oggetto dal design assolutamente valido, riuscendo anche in qualcosa che di certo non avrebbe mai previsto: lasciando accesa la lampada per qualche minuto, infatti, il calore emesso dalla luce riscalda il materiale in cui è realizzata, emanando nell’ambiente un piacevolissimo aroma di caffè.

Un oggetto da ammirare, toccare ed annusare, una lampada che coinvolge ogni nostra percezione sensoriale permettendoci di viaggiare oltre il momento del semplice espresso, un vero e proprio viaggio in quel che resta una volta usciti dal nostro bar.

 

 

Trote in gelatina di caffè

Trota in gelatina di caffè

Con le vacanze di Pasqua ormai alle spalle ci avviciniamo inesorabilmente all’estate, anche se onestamente le condizioni metereologiche di mezza Italia sembrano dire tutt’altro. In ottica prova costume, vogliamo proporvi una ricetta tanto leggera quanto gustosa: trota in gelatina di caffè.

Iniziamo col dire che si tratta di un piatto abbastanza difficile, sicuramente non adatto alle cene improvvisate, ma comunque alla portata di tutti, basterà seguire attentamente le modalità di preparazione che tra poco andremo ad esporre.

Per quattro persone serviranno innanzitutto una trota di circa 1 Kg, quattro litri d’acqua, un bicchiere di aceto bianco, una cipolla di media grandezza, una carota tagliata a fette, qualche rametto di prezzemolo, mezza foglia di alloro, qualche grano di pepe pestato ed una manciata di sale grosso.

Per la preparazione della gelatina, invece, occorreranno un litro di brodo di cottura del pesce, 120 gr. di nasello crudo, due albumi, un porro, qualche ramoscello di prezzemolo, 5-6 fogli di colla di pesce ed un cucchiaio abbondante di caffè solubile. Per la guarnizione serviranno invece rapanelli, cetriolini e olive nere nella quantità che più preferite, oltre ovviamente ad un po’ di polvere di caffè per creare un piacevole effetto visivo.

Elencati gli ingredienti, passiamo alla preparazione vera e propria: mettete in una casseruola l’acqua, l’aceto, le verdure, il sale e il pepe, portate ad ebollizione il tutto, quindi continuate la cottura per circa 45 minuti. Terminata la cottura, scolate il liquido e lasciatelo raffreddare per bene.

Prendete la trota, squamatela e svuotatela bene, quindi lavatela. Fatto questo disponetela sulla griglia della pesciaiola, copritela con il liquido lasciato precedentemente raffreddare (tre litri per ogni kilogrammo di pesce) e fatela lessare calcolando circa dieci minuti per kilogrammo. Lasciatela raffreddare nel liquido di cottura, quindi sgocciolatela e disponetela su di un piatto.

Passate, attraverso una tela inumidita, il liquido di cottura e preparate la gelatina in questo modo: a un litro di questo liquido aggiungete il nasello crudo tritato e mescolato con i due albumi, un porro tritato finemente, qualche foglia di prezzemolo ed il cucchiaio abbondante di caffè solubile. Portate ad ebollizione il tutto ed unitevi la colla di pesce precedentemente ammorbidita in acqua tiepida (ricordate di strizzare per bene i fogli di colla di pesce in modo da verificarne la morbidezza). Schiumate questo liquido e tenetelo a fiamma molto bassa per circa mezz’ora, mescolando di tanto in tanto, tenendo presente che deve mantenere una temperatura costante senza tuttavia bollire. Versatene uno strato molto sottile su di un piatto da portata lungo e stretto che metterete successivamente in frigorifero.

La rimanente gelatina lasciatela raffreddare prestando attenzione a non farla indurire. Riprendete la trota, spellatene delicatamente la parte centrale, lasciando intatte la coda e la testa, appoggiatela sul piatto da portata ricoperto dalla gelatina ormai indurita e decorate la parte spellata con fettine di cetriolo, rapanello e olive, quindi ricoprite il tutto con la gelatina precedentemente messa da parte. Guarnite tutto il bordo del piatto con fettine di cetriolo e rapanelli alternate o con pezzi di gelatina tagliati a mezze lune o a triangoli, quindi date una bella spolverata al tutto con un po’ di caffè.

Come ultimo ingrediente ricordiamo la pazienza, dote importantissima per ogni chef che si rispetti, e concludiamo con due semplici parole: Buon Appetito !

 

Viaggio nei caffè storici d’Italia III

 

Il caffè Pedrocchi di Padova

Conoscere la storia delle tradizioni del proprio paese è un dovere morale assolutamente necessario, se poi tale storia la si può leggere tra i tavolini di un bar, il tutto diventadecisamente più piacevole; riprendiamo dunque il viaggio nei caffè storici della nostra penisola e continuiamo a sorprenderci di quanta storia possa contenere una semplice tazzina di espresso.

Iniziamo da Padova, precisamente dal civico 15 di via VIII Febbraio; la storia del Caffè Pedrocchi parte dal lontano 1772 quando, il bergamasco Francesco Pedrocchi, aprì una bottega del caffè in pieno centro a Padova, tra la piazza del municipio e la celebre università. Con il tempo la famiglia Pedrocchi riuscì ad espandere sensibilmente le sue proprietà fino ad ottenere il possesso dell’intero isolato e così, nel 1831, partì l’ambizioso progetto di uno stabilimento per la torrefazione e la ristorazione, figlio della volontà di Antonio Pedrocchi e del genio di Giuseppe Jappelli, architetto di fama europea.

 

Il Caffè Pedrocchi di Padova oggi

L’antico edificio venne restaurato e rifinito pregevolmente, tanto da essere oggi uno dei simboli della città di Padova, tuttavia il Pedrocchi volle suddividere il suo stabilimento in due zone separate: il Caffè, aperto per ventiquattro ore al giorno, fino al 1916 e per questo definito Caffè senza porte, pronto ad ospitare chiunque volesse trovare un po’ di ristoro tra le sue poltrone, e il Ridotto, riservato all’elite della società padovana, luogo esclusivo in cui era possibile trattare affari importanti, discutere di società e politica o semplicemente intrattenere i propri ospiti. Concludiamo citando il celebre autore francese Stendhal, storico cliente del caffè: ”È a Padova che ho cominciato a vedere la vita alla maniera veneziana, con le donne sedute nei caffè. L’eccellente ristoratore Pedrocchi, il migliore d’Italia”. Mettiamo da parte la meraviglia provata nel leggere queste poche parole del grande Stendhal e proseguiamo il nostro viaggio; non ci spostiamo di molto, rimaniamo nel nord-est ma cambiamo regione.

 

Il Caffè degli Specchi a Trieste

A Trieste, proprio nel cuore della città, possiamo trovare fin dal 1839 il Caffè degli specchi. La storia del locale è legata indissolubilmente agli eventi che hanno caratterizzato la storia d’Italia, fu luogo di scambio delle varie culture e tradizioni che transitarono per la città, fu il centro delle nuove idee risorgimentale e, nella storia più recente, fu sede di alloggiamento e quartier generale della Royal Navy durante il secondo conflitto mondiale. Dopo alcune vicende poco piacevoli, verso la fine del secolo scorso, il Caffè degli specchi dovette sospendere la propria attività mettendo la parola fine a quella che sembrava una tradizione irrimediabilmente perduta. Fortunatamente da quasi un mese il locale è tornato ad aprire le proprie porte al pubblico proponendo, oltre ovviamente ai tradizionali servizi, una serie di concerti di musica classica che ricalca il programma degli eventi offerto nell’ottocento.

Il Caffè Marciante a Siracusa

Concludiamo il nostro viaggio in Sicilia, in particolare a Siracusa. All’interno dell’isola di Ortigia, definita dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, tra le meravigliose architetture di via Landolina sorge il Caffè Marciante. La storia del locale inizia alla fine dell’ottocento, grazie all’opera del capostipite di una famiglia di dolciari, Eugenio Marciante, per diventare in breve tempo punto di riferimento per chiunque voglia concedersi un momento di relax immerso nel centro storico della città. Tra i principali frequentatori del Caffè Marciante ricordiamo il padre della psicoanalisi Sigmund Freud il quale, nel suo viaggio in Sicilia del 1910, ebbe modo di visitare l’antica città di Siracusa.

Si dice che il miglior modo per conoscere la storia è viverla, noi vi consigliamo di farlo davanti ad un buon caffè.